SARA E LA "MAGIA DELLA GALLEGGIABILITÀ"
04-07-2013 - Sara e la "magia della galleggiabilità"
Superando.it del 03-07-2013
Sara e la "magia della galleggiabilità"
di Simone Fanti
«Nello stesso istante in cui ho scoperto che il mare era la
chiave delle emozioni di mia figlia – racconta Eusebio Busé, papà di
Sara, ragazza di dieci anni con autismo – ho deciso che sarebbe stato la
mia casa, la nostra casa». E così, nella barca chiamata “Adagio blu”,
che fa vivere giornate di mare anche ad altri bambini con disabilità,
Sara ha incominciato a interagire con il mondo.
Sara contempla il mare e sorride. Sara, 10 anni in questo mese
di luglio, nuota nel mare e rifiorisce. Sì, proprio quel mare che
Platone, quattrocento anni circa prima di Cristo, diceva «lavasse i mali
degli uomini».
Sara è autistica e vive in un mondo tutto suo che non riesce a
condividere con gli altri. “Chiusura autistica”, la chiamano gli
specialisti, ovvero la tendenza di chi soffre per questo disturbo
intellettivo a isolarsi, ignorando il mondo e le persone che lo
circondano. Una porta chiusa e miliardi di chiavi da provare. Senza mai
darsi per vinti. Senza rinunciare a nessun tentativo. Giorno dopo
giorno, fino a vedere un leggero guizzo, una luce nuova negli occhi di
quella figlia “misteriosa”.
«Nello stesso istante in cui ho scoperto che il mare era la chiave delle
emozioni di mia figlia – racconta Eusebio Busé, papà di Sara,
quarantenne ligure di origine, piemontese di adozione – ho deciso che
sarebbe stato la mia casa, la nostra casa». Eusebio, addetto alla
qualità di Michelin, ha venduto la sua abitazione e nel maggio del 2012
ha comprato una barca di 11,5 metri, un’Oceanics 370, dove trascorrere
l’esistenza. «Sara è dotata di un’acquaticità sorprendente – racconta
orgoglioso -, riesce a immergersi fino a quattro metri… ma soprattutto,
quasi fosse un miracolo marino, la distesa d’acqua la stimola, la fa
aprire e interagire con il mondo». La società degli altri, quella degli
adulti e quello dei ragazzi con o senza disabilità.
Adagio blu, questo il nome dell’imbarcazione acquistata in Francia nei
Cantieri Beneteau, è diventata presto il punto d’incontro di una
comunità. «Ad agosto 2012 ho fondato l’Associazione Hakuna Matata
(“Senza pensieri” in lingua Swahili), al cui interno si sviluppa il
Progetto S.A.R.A., acronimo per “Sostegno Ai Ragazzi Autistici”». La
barca, ancorata al porto di Loano (Savona), che mette a disposizione
anche i locali per le manifestazioni, viene data in comodato d’uso
all’Associazione, che la utilizza per far vivere una giornata di mare
alle famiglie con bambini con disabilità.
«Quasi fosse una terapia – spiega Busè, che nel progetto ha
coinvolto anche gli esperti del Servizio di Neuropsichiatria Infantile
di Cuneo -, riusciamo a portare un po’ di serenità a questi bambini. È
un’emozione impagabile poter guardare negli occhi felici un bimbo con
disabilità intellettiva seduto al timone della barca, quando
dispieghiamo i 135 metri quadri di vela. Si sente realmente importante,
fiero e allo stesso livello degli altri membri dell’equipaggio».
La “magia della galleggiabilità”, la chiama Busè, il fascino che un
guscio di noce o un grande veliero producono su piccoli e adulti, il
pensiero di essere in balìa delle onde e di uno sterminato mare e allo
stesso tempo sentirsi protetti da quel piccolo involucro di vetroresina.
Sentirsi un vero equipaggio, il tutti per uno e uno per tutti, se
volessimo dirla alla maniera di Dumas (padre), che permette di
condividere le emozioni e di sentirsi una famiglia.
«Le prime volte che portai mia figlia in barca – confessa Busè – lo feci
perché volevo condividere con lei le emozioni del mare, quasi fosse un
campeggio marittimo. Ci sono riuscito e ne sono stato ripagato, tanto
che ora voglio, attraverso l’Associazione, far ripetere le esperienze ad
altre famiglie, aiutarle a vivere qualche momento di serenità tutti
insieme. È sorprendente vedere come, durante alcune manifestazioni che
organizziamo, le differenze si annullino. Un giorno una signora venne da
me e mi chiese: “Ma quali sono i bambini con problemi?”. Non li
riconosceva in quella torma di ragazzi. Avevo vinto, ragazzi con e senza
disabilità si erano mescolati in maniera tale che nessuno poteva fare
distinzioni».
***
Il presente testo, qui riproposto con alcuni riadattamenti al diverso
contenitore, è stato pubblicato da “InVisibili”, blog del «Corriere
della Sera.it», con il titolo “Le vele di Sara contro l’autismo”. Viene
qui ripreso per gentile concessione dell’Autore e del blog.